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martedì 17 aprile 2018

INCHIESTA SU GESÙ - Corrado Augias


Gesù chi?

Titolo: Inchiesta su Gesù
Autori: Corrado Augias – Mauro Pesce
Editore: Mondadori
Anno: 2006
Genere: Saggio religione
Pagine: 280


Chi era Gesù? Chi era l’uomo che parlò alle folle lanciando messaggi nuovi e originali? L’uomo amato, speciale, ma anche torturato, condannato a morte e crocifisso? L’uomo che, forse, risorse? È molto probabile che quell’uomo vide i propri natali a Nazareth, un piccolo villaggio sito in Galilea, ciò che, invece, è certo è che egli fu partorito da Maria. Maggiori dubbi, come è risaputo, sussistono circa la sua paternità: se il Vangelo di Giovanni ritiene che sia stato Giuseppe il padre fisico di Gesù, quelli di Matteo e Luca, invece, sostengono la sua nascita miracolosa ad opera dello Spirito Santo. A lui, quasi sicuramente, si deve la composizione della preghiera Padre Nostro. È altresì certo che Gesù fosse un ebreo: per dire, egli crede in unico Dio e, nell’antichità, questa risulta essere una caratteristica precipua dell’ebraismo, così come sono fondamentalmente ebraici tutti gli insegnamenti divulgati da Gesù. Passo opportuno per comprendere davvero chi sia stato quell’uomo è quello di abbandonare una forma mentis imbevuta di cristianesimo e “guardarlo con occhi ebraici.”

"Si acclama un leader, lo si osanna, da lui ci si aspettano una certa quantità di benefici; quando, per un qualsiasi motivo, le ragioni della sua forza, e per conseguenza i benefici sperati, e quindi il suo fascino, vengono meno, con molta rapidità la folla si allontana lasciando solo l’uomo fino a poco prima idolatrato"

In questo ottimo saggio, edito nel 2006, il noto giornalista Augias intavola un interessante dialogo con il biblista Mauro Pesce al fine di offrirci un ritratto, terreno, dell’uomo chiamato Gesù. Una conversazione nella quale le domande, curiose e talora provocatorie di Augias trovano le risposte precise e dettagliate di Pesce il quale, nelle sue argomentazioni, rimane ancorato a un approccio prettamente storico che, nel suo intento, non “compromette la fede, ma neppure obbliga a credere.” Il punto forte di questo vivace botta e risposta è quello di restituirci la figura di Gesù nella sua dimensione terrena, nella sua fisicità di “carne, muscoli,” ed è pregevole il risultato: quell’uomo che percorreva le vie di Israele e diffondeva messaggi a carattere universale diviene quasi tangibile e, in qualche maniera, molto vicino a noi grazie all’eliminazione di quei pesanti veli che. nel corso del tempo, per esigenze religiose e teologiche, si sono stratificati su quella figura. Tale analisi ha comportato una disamina della miriade di fonti esistenti e di interpretazioni contraddittorie che spesso hanno alterato le vicende concrete. Un’inchiesta affascinante che muovendosi in quei testi, dalla cui lettura emergono anche degli splendidi passi letterari, in grado di colpire tutti: credenti e atei.

Altri libri:

venerdì 30 marzo 2018

NUOVE RELIGIONI E SETTE - Raffaella Di Marzio

Titolo: Nuove religioni e sette
Autore: Raffaella Di Marzio
Editore: Magi
Anno: 2010
Pagine: 210
Genere: Saggio religione

Già a partire dai primi del '900, in Italia, si sono diffuse religioni diverse da quella cattolica. Tale fenomeno si è accresciuto alla fine della Seconda Guerra mondiale fino ad arrivare ai giorni nostri, caratterizzati da un forte pluralismo religioso, soprattutto - anche - a seguito del fenomeno dell'immigrazione. Un ruolo cardine nell'ambito di questa evoluzione è, sicuramente, da rinvenirsi nel Concordato del 1984 in forza del quale la religione cattolica cessava di essere religione di Stato. Un paese non confessionale il nostro, con l'esigenza di riconoscere ufficialmente i nuovi culti e con la necessità anche di riconoscere i nuovi culti oltre che di comporre il fenomeno della convivenza di diverse religioni all'interno del medesimo Stato, comunque dominato dalla religione cattolica. La presenza di nuove forme religiose è stata, ed è tuttora, foriera di numerosi conflitti. In questo variegato quadro assume rilevanza fondamentale il problema di individuare il concetto di setta e di lavaggio del cervello. Oggi "setta" è usato in un'accezione negativa, per quanto la sua etimologia faccia pensare, semplicemente, ad un gruppo che si separa da un altro maggioritario o che segue una dottrina particolare...

Raffaella Di Marzio, studiosa del fenomeno religioso e impegnata nel direttivo della Società Italiana di Psicologia della Religione, con il suo saggio cerca di analizzare con spirito critico e scientifico le nuove realtà religiose. In primis, le motivazioni psicologiche che inducono le persone, ciascuno di noi, a cercare risposte in un movimento piuttosto che in un altro. Il saggio è suddiviso in tre parti. La prima,  assai documentata, si occupa innanzitutto della definizione del concetto di setta cercando di evitare quel luogo comune per il quale ogni discostarsi dalla religione cattolica determinerebbe il sorgere di una setta nell'accezione negativa con annessi e scontati lavaggi del cervello. La seconda, sempre dettagliatamente documentata, ci offre una panoramica di quelli che sono i gruppi di auto-aiuto per coloro che vivono situazioni difficili a seguito dell'adesione a nuove forme di culto. Tali gruppi si occupano dei problemi più disparati e, fondamentalmente, non hanno quel carattere di burocratizzazione dei servizi sociali. Mantenendo quella "umanità" che spesso manca negli altri servizi troppo "amministrativizzati". In generale nell'opera, ma soprattutto nella terza parte, c'è l'invito a un approccio scientifico del problema e a un'analisi multidisciplinare onde evitare criminalizzazioni e far finire nel libro nero delle sette movimenti che tali non sono. Un bel saggio, piacevole da leggere e, soprattutto, obiettivo. Saggio che, comunque, proviene da una persona che si è limitata a uno studio, per quanto apprezzabile, del problema, ma che ha svolto quattordici anni di volontariato nei gruppi di auto-aiuto ed ha toccato con mano determinate realtà con le annesse problematiche. 

Altri libri:
Inchiesta su Gesù, Corrado Augias

mercoledì 21 marzo 2018

Silenzi d'amore - Duccio Demetrio

I luoghi del silenzio                   
   Titolo: Silenzi d'amore
Autore: Duccio Demetrio
Editore: Mimesis
Anno: 2015
Pagine: 52
Genere: Saggio

“Ci sono persone che non si sarebbero mai innamorate se non avessero sentito parlare dell’Amore” affermava, nel seicento, il celebre aforista francese François de La Rochefoucauld. Ma gli aforismi, come è ben noto, non in tutti i casi contengono verità assolute: infatti, non sempre si ha bisogno di parole – in fondo, quanto son stolti gli amanti che, per dirla con Rilke, non si stancano di scambiarsi parole l’una dentro l’altra? -, anzi è possibile, come spesso accade, che ci si innamori senza aver mai sentito parlare dell’amore. Il silenzio, nel suo significato ambivalente –se c’è, infatti, il silenzio impaziente dell’attesa dell’amante c’è, d’altro canto, il silenzio che accompagna la cerimonia degli addii - è parte fondamentale di ogni amore che possa essere definito tale. E quando si parla di silenzi non si può non tener conto del ruolo della scrittura, luogo di silenzi per eccellenza. È fatta di silenzi sia la fase di gestazione della scrittura così come il suo adempiersi e tale arte diviene ancor più preziosa se si tiene conto delle enormi potenzialità in essa insita: quella di rinobilitare ogni amore non “consegnandolo una volta per tutte al passato”, ma, al contrario, alla memoria…
Duccio Demetrio direttore scientifico della Libera Università dell’Autobiografia e fondatore, insieme con Nicoletta Polla-Mattior, dell’Accademia del Silenzio nel suggestivo borgo di Anghiari in questo breve saggio affronta i temi che costituiscono la parte portante dei suoi studi e delle sue ricerche: il silenzio e la scrittura strumento, quest’ultimo, in grado di realizzare “il miracolo della complicità tra la parola e il silenzio”. E, forse, è proprio di questo miracolo quello di cui abbiamo bisogno per uscire dal gorgo chiassoso, frenetico, senza pause nel quale quotidianamente siamo immersi o, meglio, sommersi. Un libro breve, ma molto denso scritto con un linguaggio che, a tratti, sfiora il lirismo, che, indubbiamente, aiuta a riflettere, a porsi dei quesiti –numerosi, a dire il vero- e a rivalutare l’opportunità, spesso trascurata, di concedersi il benessere dato da attimi di silenzio per guardarsi dentro, per fare un lungo scavo all’insegna dell’introspezione profonda per ritrovare noi stessi, molto spesso persi chissà dove. O anche per scrivere poiché la scrittura è “quanto di più e di meglio la mente umana abbia escogitato per far rivivere ancora quanto si credeva per sempre perduto.”

Vedi anche:
Amicizia, Ralph Waldo Emerson

giovedì 8 marzo 2018

LETTERE AD AMELIA ROSSELLI - Alberto Moravia


Limiti e sogni

Titolo: Lettere ad Amelia Rosselli
Autore: Alberto Moravia
Editore: Bompiani
Anno: 2010
Pagine: 366
Genere: Saggio 
Curatore: Simone Casini


Moravia mi riporta al passato, agli anni del liceo.
Infatti, in quegli anni, lessi tutti i suoi romanzi. Tutto nacque per caso quando presi nella biblioteca della scuola i due volumi dei Racconti e da lì, acquistai, piano piano, tutti i suoi romanzi che, gradualmente, allineavo nella mia piccola libreria. Certo, non mi son rimasti tutti nel cuore, ma Gli indifferenti, be’ Gli indifferenti è speciale.

Negli anni della sua tormentata adolescenza, spesso trascorsa a Cortina immobilizzato nel letto di un sanatorio, un giovane studia, scrive racconti, scrive poesie, e soprattutto scrive lettere a sua zia. Il giovane è Alberto Pincherle, meglio conosciuto come Alberto Moravia,  e sua zia è Amelia Rosselli, madre di Nello e Carlo. Scrive per parlare della sua solitudine, dei suoi studi, dei suoi progetti e dei suoi desideri troppo spesso accantonati a causa della tubercolosi ossea che lo imprigiona e gli impedisce di fare quei voli che ogni giovane desidererebbe. Lettere che, ad un certo punto si interrompono, precisamente da quel  funesto 9 giugno 1937, giorno in cui, a Bagnoles-de-L’Orne, i fratelli Rosselli vengono assassinati…

I Pincherle e i Rosselli, due famiglie profondamente diverse e fortemente unite da un sincero legame d’affetto. Due ambienti differenti, forse troppo rigido e poco stimolante quello dei Pincherle, ricco di sensibilità civile e preparazione politica quello dei Rosselli. Da queste sessanta lettere, curate da Simone Casini, emerge uno spaccato dei rapporti familiari di uno dei più grandi scrittori del novecento. 
Emerge, gradualmente, la sua crescita sia come uomo sia  come scrittore. Una adolescenza fatta di limiti tutti prevalentemente legati alla sua malattia che lo costringe a ripetuti ricoveri e all’immobilità forzata. Un giovane che cresce con una sensibilità fuori dal comune e che trova in Amelia Rosselli, donna intelligente e forte, uno stimolo a non arrendersi. Amelia, in qualche modo, è stata la sua musa ispiratrice ed è Moravia stesso a riconoscere come i suoi progressi, in gran parte, sono dovuti a questa donna che gli “ ha messo le ali”. È in questi anni che Moravia inizia a scrivere Gli indifferenti che sarà pubblicato nel 1929, all’età di ventidue anni, il suo romanzo realistico nel senso non di minuziosa descrizione degli eventi, ma di abile scavo compiuto al fine di comprendere le ragioni profonde dei fenomeni. Le Lettere ad Amelia Rosselli sono anche uno scorcio di storia italiana, dell’Italia dominata dal fascismo. E grazie soprattutto all’opera esegetica di Casini è possibile far luce - senza i luoghi comuni che spesso hanno accompagnato tale vicenda  - sul silenzio che Moravia serbò dopo il 9 giugno 1937 quando i suoi due cugini furono assassinati in Francia, su mandato del regime italiano. Accusato e biasimato per quel silenzio, tacciato di opportunismo, Casini ci permette di comprendere meglio la posizione dello scrittore e in particolare i suoi rapporti con i Rosselli e la sua “non-opposizione” al regime. Forse una sorta di diffidenza da parte di Moravia nei confronti dello stile di vita della famiglia dei cugini che in qualche modo vedeva come ingenui e sentiva, in modo contraddittorio, come gli antifascisti fossero perdenti. La sua vita familiare lo portava a una sorta di ribellione o di rivolta non certo alla lotta civile, inoltre si innesta un altro sentimento forse una sorta di risentimento verso quei cugini che lo prendevano un po’ in giro e lo consideravano un ragazzino. Certo è che la corrispondenza con la zia riprenderà dopo molti anni, quando Moravia, già adulto, cercherà di spiegare, in modo quasi laconico quel silenzio e il dolore per la perdita degli amati cugini. La  raccolta di lettere è accompagnata anche da alcune poesie giovanili che contribuiscono a fornici un ritratto ad ampio spettro di un grande intellettuale dello scorso secolo.

Leggi anche:
Le lettere mai arrivate, Mauricio Rosencof


giovedì 1 marzo 2018

BEAT HIPPIE YIPPIE - Fernanda Pivano

Sognando
Titolo: Beat Hippie Yippie
Autore: Fernanda Pivano
Editore: Bompiani
Anno: 2017
Genere: Saggio
Pagine:384

Ogni generazione ha il suo poeta-mito e, quella del secondo dopoguerra, lo trovò in Ginsberg il cui Urlo rappresentò il manifesto di chi si rifiutava di vedere dei benefici in ciò che aveva condotto alla  meccanicizzazione dell’America e all’adorazione del dio-denaro. Ginsberg auspicava fortemente un dialogo tra uomini che fossero liberi: liberi da qualsivoglia manipolazione o imposizione. Era necessario liberare la mente e tale necessità primaria si manifesta anche nell’uso di droghe volte ad ampliare la mente a differenza dell’oppio, usato abbondantemente nelle epoche precedenti, che ottenebrava le menti. Sono gli anni di Bob Dylan, il giovane Dylan umile  e frugale che, nelle sue parole e nelle sue azioni, disprezzava i valori  borghesi. Sono gli anni della beat generation, anche se, forse, fu un errore usare tale terminologia meglio sarebbe stato definirli go generation “in quanto dove andavano non lo sapevano di certo quei dolci e patetici hipster dal volto d’angelo che zigzagavano gli Stati Uniti […]in cerca di amici con cui andare, dove chi lo sa, ma andare” Nel 68 muore Neal Cassidy l’uomo e la parlata che furono il modello del protagonista de Sulla strada di Kerouac. Sono anche gli anni nei quali Amsterdam si distingue per la sua libertà e tolleranza per Assurgere al rango di città priva di proibizionismi. Sono gli anni, a Londra in Baker Street, del negozio dei Beatles “La Mela”, fuori dalle mode, il cui soffitto era una “volta celeste illuminata dalle stelle e dal sole”. Sono anche gli anni del Living Theater, il teatro della non-violenza che cerca di sottrarsi alle logiche commerciali della critica e della pubblicità rinunciando a fissare un prezzo fisso per il biglietto chiedendo solo un contributo volontario al fine di creare un contatto diretto con il pubblico…

Pubblicato per la prima volta nel 1972 dall’editore Arcana, poi riedito più volte da Bompiani, Beat Hippie Yippie rappresenta un importante documento volto a ricostruire un arco di tempo che va dagli anni ’50 al 1968. Una raccolta di saggi, di articoli, di aneddoti dai quali emergono le pulsioni, i sogni, la storia di un’epoca che la Pivano, con la sua penna attenta e curiosa, ha visto, vissuto in qualche modo e traposto in parole che non si riducono a una fredda cronaca giornalistica o a un reportage tout-court, ma sono parole di chi ha davvero “sentito” e toccato con mano quegli anni e le persone che ne percorrevano i sentieri, talora tortuosi, talora quasi magici. E il legame dell’autrice con la beat generation emerge tutto quanto, nella sua meticolosa osservazione di una generazione che ha fatto del sogno di una società migliore il proprio cavallo di battaglia, l’ideale con il quale convivere, con il quale cambiare, o tentare, di cambiare le cose. Perché un mondo migliore poteva esistere. Una raccolta quindi di sogni, di ribellioni, di inni alla libertà, e anche aneddoti divertenti che hanno il sapore di un’epoca quasi incantata, ma anche molto lontana. Indimenticabile l’episodio dedicato al primo incontro –decisamente movimentato- tra la Pivano e Neal Cassidy – il Dean Moriarty, il figlio del West e del sole di On the road -   quasi grottesco, ma malinconico e tristemente nostalgico. Insomma, un dettagliato resoconto di incontri, di chiacchierate, di canzoni, di parole, dai quali son venuti fuori notevoli e interessanti pagine non solo dal punto di vista storico, ma anche umano nelle quali sgorga l’amore incontenibile dell’autrice per quegli artisti sognatori, insolenti, a volte anche patetici.


mercoledì 2 agosto 2017

QUASI NIENTE - Mauro Corona, Luigi Maieron

“Se tuto gnènt”

Titolo: Quasi niente
Autori: Mauro Corona, Luigi Maieron
Editore: Chiarelettere
Anno: 2017
Genere: Saggio società
Pagine: 173

“Se tuto gnènt”(È tutto niente) è una citazione di Mario Rigoni Stern riportata all’inizio del libro e che, in qualche modo, ne costituisce uno dei fili conduttori. Quasi niente è una raccolta di discorsi tra due amici che si legge d’un fiato e nella quale si fa i conti con la vita, con se stessi, con quello che si è stati, con gli errori, con onestà e lealtà. Raccolta non indispensabile, forse, ma godibile.

In una malinconica giornata di ottobre i due si trovano di fronte al Col Nudo, la punta più alta delle Prealpi venete. Da piccolo, uno dei due, vedendo quella punta meravigliosa desiderava salirci. Era il suo sogno e avere sogni è tutto, i desideri, invece, ci spengono. Non è un caso che i sogni siano propri dell’infanzia che lasciano il posto ai desideri, tipici dell’età adulta. I due parlano delle donne di quei luoghi e ricordano la storia di Anna, cresciuta nel linguaggio della solitudine e morta per amore. Anna che non si vendica: lei non è capace di odiare, Anna è consapevole del fatto che il dolore è parte integrante della vita. E parlano del coraggio femminile della forza di quegli esseri che hanno l’innata capacità di elaborare il dolore, agli uomini non hanno insegnato a perdere, non hanno insegnato loro il valore della sconfitta che, spesso, è stimolo a migliorarsi. E continuano ricordando uomini che hanno visto in faccia il dolore e che di quel dolore ne hanno fatto la loro forza: Orlandin che aveva perso entrambe le mani a seguito dello scoppio di una bomba, a soli quindici anni. Orlandin che senza mani non poteva più suonare la sua fisarmonica e che, nella sua piccola bottega, voleva costruire nuovi arti che sapessero suonare. E ci riuscì. O la storia di Donada, il contrabbassista, che perse la falange dell’indice: il dito per lui più importante. Ma continuò a suonare: con un dito di legno vuoto simile a un ditale…

“Ma provando a vedere la vita con lealtà devo schierarmi dalla parte della donna. In queste valli sono stato uno dei primi a dire che era uguale al maschio, forse meglio. Nei libri ho dato alla donna il valore che ha e che merita, soprattutto a quelle donne che sono state sconfitte, picchiate, massacrate e alla fine ne sono uscite con dignità.” (Pag. 9)

Dall’amicizia tra Mauro Corona e Luigi Maieron, grande musicista friuliano, è nato questo libro che ha i toni di una lunga chiacchierata. E come le buone chiacchierate tra amici si può tranquillamente passare dai ricordi dell’infanzia, anche quelli tristi e dolorosi, al riportare in vita storie vecchie che hanno il sapore di leggende. E nelle pagine scorrono le vicende di personaggi comuni, ma che hanno qualcosa di speciale perché amavano la vita, perché erano animati da forti passioni come, per esempio, la musica. Personaggi che, solo in certi luoghi, son diventati leggendari, ma mai famosi, ai quali la penna di Mauro Corona si è ispirata nei suoi romanzi perché il loro ricordo non venisse a morire. E poi citazioni, richiami letterari e musicali, discorsi sull'educazione, sulle radici “elastiche” che per quanto ci si allontani da esse si potranno assottigliare, ma mai recidersi, sui mali del nostro tempo, parole a cascata dominate dalla compagnia calda e austera della montagna, saggia madre e anche matrigna. Montagna come libertà, montagna che è maestra. E la montagna, gli errori commessi e la vita insegnano, sempre.

“Alziamo il culo la mattina e ci sentiamo colpevoli di qualcosa che non abbiamo fatto. Siamo in trappola di noi stessi se non ci rassegniamo che possiamo anche perdere e fallire.” (Pag. 31)

E ci si rende conto, dopo anni, che la vera felicità sta nel non avere desideri e capire di non essere il centro del mondo, ma di esserne parte. Una sorta di riconciliazione con se stessi e con il mondo.


martedì 11 luglio 2017

NE HO VEDUTE TANTE DA RACCONTAR - Grazia Gotti

Storie e amore

Titolo: Ne ho vedute tante da raccontar. Crescere con i libri
Autore. Grazia Gotti
Editore. Giunti
Anno: 2015
Genere: Saggio letteratura per l'infanzia

Da quando son diventata mamma il mio interesse per la letteratura per l’infanzia, che a dire il vero avevo già, è cresciuto a dismisura. Ho iniziato una lunga attività di ricerca bibliografica e scoperto delle vere e proprie perle. Il libro di Grazia Gotti è innanzitutto una miniera di suggerimenti e una bella storia d’amore tra lei, il figlio e i libri.

C’è un’età giusta per iniziare a leggere un libro ai bambini? Non ci sono regole ferree, Grazia Gotti, per esempio, ha memorizzato con estrema precisione sia il momento esatto in cui tale inizio è avvenuto, sia la scelta dell’autore e anche il modo in cui tutto è avvenuto. Il suo “cucciolo”, Bernardo, aveva appena cinque mesi, in piena fase di svezzamento segnata dal passaggio al cucchiaino, lei e il suo bimbo hanno iniziato a leggere, seduti su un tappeto di fronte a uno specchio. E tutt’attorno allo specchio una serie di libri di stoffa e di cartone. Per la stoffa la neo-mamma ha scelto la collana di Lucy Cousins divenuta popolare per aver creato la topolina Maisy, meglio nota in Italia con il nome di Pina. E da quel giorno lei e il suo piccolo hanno continuato con quell’esperienza attraversando il magico mondo dei libri e incontrando numerosi personaggi nati dalla fantasia di autori vari…

Ne ho vedute tante da raccontar che prende il titolo dal motivetto cantato dall’elefante Dumbo nel noto film di Walt Disney, è un volume nel quale traspare, in ogni pagina, l’amore, oltre che una grande conoscenza, da parte dell’autrice nei confronti della letteratura per l’infanzia. Grazia Gotti nella sua duplice veste di studiosa della materia (è, infatti, oltre che scrittrice, la co-fondatrice della libreria per ragazzi Giannino Stoppani e dell’Accademia Drosselmeier e curatrice di mostre dedicate, appunto, ai libri per bambini) e di mamma intende elaborare un originale e stabile canone letterario per l’infanzia, soffermandosi su quegli autori che hanno creato, grazie alla loro passione e competenza, mondi e personaggi in grado di stimolare i bambini poiché per essi la lettura è qualcosa di immenso: la chiave d’accesso alle idee dell’universo. La lettura ad alta voce è per i piccoli un momento fondamentale di crescita, non è, né può essere solo, una semplice acquisizione di nozioni. Un libro ricco di spunti soprattutto per chi, ma non solo, si trova ad avere un piccolo che con occhi curiosi e intelligenti vuole conoscere il mondo e i mondi. Tutti.


mercoledì 5 luglio 2017

LEGGERE. PERCHÉ I LIBRI CI RENDONO MIGLIORI, PIÙ ALLEGRI E PIÙ LIBERI - Corrado Augias

Non solo pagine
Titolo: Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi
Autore: Corrado Augias
Editore: Mondadori
Anno: 2007
Pagine: 120
Genere: Saggio letteratura

I libri sui libri hanno sempre qualcosa di speciale perché sono un continuo rimando ad altri libri, ad altri messaggi e sentir parlare di libri da chi, del libro, ha fatto il proprio mondo è un'esperienza illuminante oltre che infinita.

"La letteratura non ha messaggi né valori morali da proporre, e quando ne ha, si tratta di cattiva letteratura. Il suo solo compito è di rappresentare la contraddittoria esperienza del tutto e del nulla della vita, del suo valore e della sua assurdità."

Un libro dev’essere l’ascia che spezza il mare ghiacciato dentro di noi” così diceva il grande Kafka. Ma, in fondo, perché si legge?  O non sarebbe meglio chiedersi perché si scrive? La scrittura è, tra le forme di comunicazione, la migliore. Ma la scrittura è anche una forma di comunicazione artificiosa e innaturale: un insieme di segni che, messi insieme, assumono un dato significato. Si tratta chiaramente di un’operazione mentale e di questa operazione mentale fa parte anche l’attività del leggere. E, quindi, per riprendere un passo di Diderot: chi sarà il padrone? Lo scrittore o il lettore? Entrambi, forse. O, invece, seguendo l’insegnamento di Umberto Eco, il vero padrone è il lettore, ossia l’interprete?  E cosa accade nel momento in cui ci si lascia andare al piacere di leggere? Quali sono i meccanismi di natura emotiva che ne nascono? Innanzitutto, la lingua è una struttura logica, ma è anche un complesso sistema emotivo atto a far sorgere sentimenti e non solo trasmettere informazioni. Leggere un testo, la lingua di un testo, è un’attività che richiede impegno, perché leggendo, vediamo e cogliamo i simboli riuscendo a vedere, non i simboli, ma le cose in sé.…
Scrittore, giornalista, conduttore televisivo, Corrado Augias, con questo piccolo libro ci apre le porte per farci entrare nel suo mondo costellato di libri. Tutto iniziò quel lontano giorno nel quale da “mediocre alunno di ginnasio” divenne uno studente interessato a ciò che leggeva. Era una mattina qualunque quando il suo professore di italiano lesse, a voce alta, un pezzo dei Sepolcri di Ugo Foscolo: quella lettura, ricca di passione ebbe la potenza di dissolvere la noia che dominava quella mattina che da qualunque, divenne speciale. In quel momento, nacque il suo amore per la lettura perché la lettura, che è atto tutt’altro che naturale, scaturisce per forza da un gesto di seduzione. Da quel folgorante inizio, l’autore prosegue nel narrare aneddoti interessanti e divertenti sulla sua vita di lettore, interessato, vorace e curioso. E in ogni pagina, in ogni vicenda descritta, in ogni citazione –alcune bellissime-viene alla luce, senza bisogno di evidenziarlo, un amore fuori dal comune per la pagina scritta.
"Lo scrittore Giuseppe Pontiggia, troppo presto scomparso, diceva: «Dobbiamo difendere la lettura come esperienza che non coltiva l’ideale della rapidità, ma della ricchezza, della profondità, della durata. Una lettura concentrata, amante degli indugi, dei ritorni su di sé, aperta più che alle scorciatoie, ai cambiamenti di andatura che assecondano i ritmi alterni della mente e vi imprimono le emozioni e le acquisizioni."
Hugo, Chandler, Sherazade, Bradbury, Chateubriand e tanti altri autori con i loro personaggi e le loro storie appaiono in queste intense pagine. Il testo è suddiviso in capitoli a seconda dei temi trattati che  vanno dalla lettura erotica, alla lettura che “fa male” e a quella che “fa bene”, per concludere con il sonetto del Belli Er mercato de Piazza Navona”., Da non sottovalutare anche gli innumerevoli spunti di lettura che obbligano quasi ad annotare, di tanto in tanto, un nome, un titolo per un “poi” che si vorrebbe non troppo lontano. Anche questa è seduzione.


Ch’er mercordí a mmercato, ggente mie,
sce siino ferravecchi e scatolari,
rigattieri, spazzini, bbicchierari,
stracciaroli e ttant’antre marcanzie,
nun c'è  ggnente da dí.
 Ma ste scanzìe
da libbri, e sti libbracci e sti libbrari.
che cce veinghen'a ffà? ccosa sc'impari
da tanti libbri e ttante libbrarie?
Tu ppijja un librro a ppanza vòta, e ddoppo
che ll'hai tienuto pe cquarc'ora in mano,
dimme s'hai fame o ss'hai maggnato troppo. 
Cche ppredicava a la Missione er prete?
«Li llibbri nun zò rrobba da cristiano:
fijji pe ccarità, nun li leggete»

20 marzo 1834 - Giuseppe Gioacchino Belli, Er mercato de Piazza Navona





Altri libri:





domenica 14 maggio 2017

LA MUSICA A TEREZÍN 1941-1945 - Joža Karas

Ossimori

Titolo: La musica a Terezín
Autore: Joža Karas
Editore: Il nuovo Melangolo
Anno: 2011
Pagine: 250
Genere: Saggio storia
Traduzione: Francesca R. Recchia Luciani, Raffaele Pellegrini

Cecoslovacchia. Narra la leggenda che Rip è il luogo nel quale il patriarca Cerch, con tribù al seguito, si insediò dopo lungo vagare. Rip è terra prospera, è un paradiso terrestre. E 13 secoli dopo, a poca distanza da quel leggendario paradiso, 140.000 persone innocenti precipiteranno negli abissi dell’inferno. La storia vuole che Terezín nasca nel 1780 quando Giuseppe II, al precipuo scopo di proteggere i suoi territori e preservarli da una temuta invasione germanica da nord, fece erigere, appunto, una città fortificata: la città di Teresa, Terezín, in onore di sua madre. 24 Novembre 1941: cambia la “destinazione d’uso” di Terezín e il primo convoglio di ebrei arriva. Ne seguiranno altri, tanti altri. Il bagaglio dei deportati è costituito da soli 50 kg di beni di prima necessità e dalla speranza, leggera come una piuma ma resistente come l’edera…


Joža Karas ci presenta un importante documento frutto di dieci anni quasi ininterrotti di lavoro, di ricerca di documenti e di testimonianze. Una perfetta ricostruzione di quel campo di concentramento che la propaganda nazista ha stato sempre definito, quasi con orgoglio, il “campo modello”. A prima vista, infatti, Terezín potrebbe sembrare  un’eccezione al sistema di sterminio messo in piedi dal nazismo. Ma è solo apparenza perché, di fatto, Terezín rientrava in un programma specifico della politica tedesca del tempo rispondente ad esigenze di carattere pratico. Era necessario fornire un quadro edulcorato di tale campo perché destinato, in un primo momento, a ebrei anziani ed ex combattenti della prima guerra mondiale che si erano distinti in campo tedesco e, in seguito, a ebrei importanti la cui scomparsa avrebbe destato un ingiustificabile scandalo internazionale. Pura strategia politica. Pertanto, per tali ebrei – prima facie privilegiati - Terezín non era altro che l’anticamera per l’inferno. Per Auschwitz.  E in tale tetra anticamera si assiste, nonostante tutto, alla nascita di una fervente vita culturale. Composizioni musicali, concerti, rappresentazioni teatrali. Il tutto a dispetto dell’aridità, del fetore di morte, della violenza. Perché la musica era necessaria per sopravvivere. Perché non era un hobby: era la vita. E Karas con estrema precisione, grazie ad alcuni passi indubbiamente commoventi oltre che grazie alle recensioni musicali e al materiale fotografico inserito, è riuscito a rappresentare dettagliatamente  quell’ossimoro vivente che è stato Terezín, a dimostrare, per dirlo con le parole di una splendida canzone di Fabrizio De André, che “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

venerdì 7 aprile 2017

JOHN F. KENNEDY VISTO DA VICINO - Francesco Rossi

Senza veli
Titolo: John F. Kennedy visto da vicino
Autore: Francesco Rossi
Editore: Pagine
Anno: 2010
Pagine: 300
Genere: Saggio politica

Una biografia di Kennedy che raggiunge l’obiettivo di sfatare un mito.
Per quanto mi riguarda, leggo sempre con piacere le famose “due versioni” di ogni cosa, non credendo mai nella perfezione assoluta, di niente e di nessuno.

Sono le tre del mattino del 29 maggio 1917 quando nasce John Fitzgerald Kennedy, figlio di Rose e di Joseph. Bambino di salute cagionevole, con problemi congeniti alla schiena. A tre anni, a causa una forma grave di febbre scarlatta, le sue condizioni fisiche furono talmente critiche che il padre promise di donare metà del patrimonio alla Chiesa qualora suo figlio si fosse salvato. John si salvò. Joseph fece la donazione promessa, salvo prima acquistare una nuova casa e intestarla alla moglie onde ridurre l’importo della donazione. La carriera scolastica di John non fu certo brillante, anche per i suoi problemi di salute, ma il giovane riuscì a laurearsi cum laude. Il sogno del padre era quello di fare del suo figliolo un intellettuale: la tesi divenne un libro. Grazie ai suoi contatti con le case editrici e, ovviamente, facendo riscrivere la tesi da un giornalista del New York Times. I ruoli familiari erano così assegnati: John sarebbe divenuto un intellettuale e Joe Junior, il primogenito fisicamente perfetto, sarebbe finito alla Casa Bianca.  Un piano lineare e di non difficile realizzazione visti i mezzi a disposizione. Ma ci son cose che non si possono prevedere, per tutti. Il 12 agosto del 1944, Joe Jr., volontario nella missione V-1, morì in un incidente nelle coste inglesi. Fu così che i piani di Kennedy padre vengono ribaltati. Sarà JFK a rimpiazzare il protagonista dei sogni paterni e sarà lui che correrà per la presidenza degli Stati Uniti…

Francesco Rossi, giornalista de “Il Tirreno”, ci offre una biografia accurata e senza veli del presidente americano, figura che, in qualche modo, è entrata nel mito. E se vogliamo Rossi manifesta con la sua opera una sorta di protesta verso quella stampa e contro quella parte dell’ opinione pubblica italiana che chiude un occhio, o forse entrambi, su quello che è stato realmente Kennedy solo perché morto tragicamente. Morte tragica che fungerebbe da purificatrice dei peccati – grandi o piccoli – commessi in vita. Questo Rossi non l’accetta. Come non accetta, e lo fa con naturalezza, il concetto, spesso troppo ripetuto, di “idealismo kennedyano”, ponendo in dubbio questa etichetta e avanzando l’ipotesi che invece si sia trattato di realismo pragmatico che si scorge oltre le apparenze. Apparenze che l’autore si impegna a superare. Eccolo JFK spogliato del trono in cui è stato collocato per anni. JFK  studente mediocre. JFK sempre assente alle sedute del senato. E che va avanti grazie all’appoggio, consistente, lecito e anche no, del padre. Le sue campagne elettorali così distanti dal creare un vero contatto con gli elettori, ma caratterizzate da terrorismo psicologico, da tattiche sleali e accompagnate da frodi, corruzioni sempre grazie alla potenza economica del padre. Dietro il Kennedy figlio, dietro ogni parola, ogni gesto lui: il padre. Il presidente forse era inesperto, forse troppo giovane, forse cinico. Sicuramente amante della tv, soprattutto se in essa vi era la sua immagine.  Un quadro pubblico sconfortante al quale si aggiunge il quadretto privato che fa a pugni con la figura di un presidente cattolico impegnato a promuovere i sacri valori della famiglia. Perché quei valori tanto esaltati, in qualche modo, sono incompatibili con una vita privata fatta di prostitute, di silenzi pagati, di bunga-bunga ante litteram. Insomma, bisognerebbe non avere mai miti per non vederli sgretolare così facilmente.




giovedì 23 marzo 2017

IL GIORNALISTA - Miriam Mafai

"Grazie a"


Titolo:Il giornalista
Autore: Miriam Mafai
Editore: Ensemble
Anno: 2013
Genere: Saggio
Pagine: 65

Un piccolo libro, denso di passione nato dalla penna della “ragazza rossa”  scomparsa nel 2012, Il giornalista apre le porte a numerose riflessioni su quello che è (diventato) il giornalismo e sul ruolo – complesso – delle donne in mondi da sempre considerati prerogativa maschile. Essenziale e diretto.

È l’anno 1957 quando, dopo una giovinezza consacrata anima e corpo alla politica,  una giovane entra nella redazione di un giornale come corrispondente da Parigi per il settimanale “Vie Nuove”. Lei, come tanti altri, ha questa chance perché “conosce qualcuno”. Ha la fortuna di essere amica, anche un po’ per caso, di Maria Antonietta Macciocchi, con la quale nel ’43 - in una Roma occupata dai nazisti - aveva fatto la Resistenza. Tale ingresso “facilitato” è atto, di per sé, a trasformarsi in una sorta di monito per chi, giovane inesperto, voglia avvicinarsi a questa professione: le porte di un giornale si aprono solamente se qualcuno, dall’interno, socchiude uno spiraglio, seppur piccolo. Sempre che, come spesso capita, non si preferisca bussare alla porta di un partito, preferibilmente di governo. Lei è Miriam Mafai…

“Un mestiere finito. Dequalificato. Asservito: ai partiti, ai potentati economici, alla pubblicità”.

Con un incipit duro che pare non lasciare speranza a chi voglia intraprendere la carriera del cronista,  la scomparsa Miriam Mafai, figura di spicco del giornalismo italiano,  in queste 62 pagine del 1986 ripercorre gli anni della sua carriera offrendoci, al contempo, uno spaccato sintetico di storia italiana, unito a profonde considerazioni sul ruolo delle donne in un mondo prettamente maschile. Inutile negare - e la Mafai non lo fa - come la via del giornalismo sia irta di difficoltà. Inutile negare come in un giornale si entri in forza di un “grazie a”. Ma non c’è solo questo. Perché dalle parole della Mafai, che del giornalismo ha fatto la sua vita e, indubbiamente, lo strumento per portare avanti le battaglie che l’hanno vista farsi portavoce di temi almeno in Italia percepiti come scomodi, emerge -come un faro che illumina percorsi oscuri - la passione per lo scrivere, per la verità, per la scoperta. Certo: sono pagine che risultano datate, ma a fine lettura sorge il dubbio che le parole della giornalista si possano, per buona parte, applicare alla realtà attuale. E vien da sé che ci si domandi: da allora è cambiato davvero qualcosa? 
E se cambiamento c’è stato, è stato in meglio? Dubito ergo sum.

giovedì 29 settembre 2016

IL BAMBINO E IL MAGO - Salvatore Brizzi e Enrico Geminiani

Magie ritrovate
Titolo: Il bambino e il mago
Autori: Salvatore Brizzi e Riccardo Geminiani
Editore:Edizioni Il Punto d’Incontro
Anno: 2013
Pagine: 128
Genere: Saggio esoterismo

Magia e curiosità sono questi gli ingredienti di questo libro particolare che si legge in un soffio. Il bambino e il mago nasce con spirito ludico e arriva a regalare quei piccoli grandi insegnamenti che, troppo spesso, dimentichiamo.
Il piccolo Geremia trova in biblioteca un libro dalla copertina tutta bianca, La porta del Mago,  scritto dal mago Salvatore Brizzi. Stupito dal fatto che il bibliotecario gli dice che quel volume, proprio perché parla di magia, non possa essere interessante per un bimbo, Geremia decide di scrivere una lettera al Mago in persona, la cui risposta non tarderà ad arrivare. Inizierà tra i due una lunga corrispondenza attraverso la quale il Mago svelerà i suoi segreti al piccolo…
Il bambino e il mago nasce da un gioco: Geminiani, fingendosi un bambino, indirizza una prima lettera a Brizzi ponendogli delle domande, ispirategli da suo figlio, sul mondo della magia. Brizzi – conscio della sensibilità del piccolo – spiega allo stesso cosa significhi essere mago superando i luoghi comuni che riducono il mago a colui che fa sparire le persone o riesce con estrema facilità a estrarre conigli da un cilindro. Nulla di tutto questo: esser maghi significa, fondamentalmente, essere presenti a se stessi e avere la capacità di non giudicare il prossimo. Da questi principi cardini si dipanano una lunga serie di insegnamenti che non sono altro che un incitamento a guardarsi dentro, ad amare, a vivere secondo modalità che, troppo spesso, l’adulto dimentica perché troppo impegnato e soffocato da  condizionamenti esterni di vario tipo che gli fanno trascurare la sua vera essenza. Un libro che può piacevolmente essere letto anche da chi, come me, nutre un forte scetticismo nei confronti di tali tematiche perché, comunque, contiene verità profonde che più spesso dovrebbero essere applicate nella quotidianità, quali quella di ringraziare ogni giorno per ciò che si possiede o quella di donare senza necessariamente attendere qualcosa in cambio. Non è un caso che tale corrispondenza particolare si sia sviluppata con un bambino che ha la curiosità e la libertà spesso carenti nell’uomo adulto. E al di là delle proprie convinzioni personali, dello scettiscismo di ognuno di noi, è sicuramente un dato di fatto che la vera magia, di questi tempi, sia quella di essere presenti a se stessi.


lunedì 26 settembre 2016

I LIBRI SI PRENDONO CURA DI NOI - Régine Detambel

Mondi magici

Titolo: libri si prendono cura di noi
Autore: Régine Detambel
Editore: Ponte alle Grazie
Anno: 2016
Traduzione: Francesco Bruno
Genere: Saggio salute /Benessere
Pagine: 120

Interessante questo piccolo volume che si immerge nel mondo dei libri senza però fornire le classiche soluzioni miracolose che, spesso, son poco credibili.

I libri contengono già tutto, compresa l’arte di amare. Non esiste, infatti, nessun sentimento o emozione che sfugga a una rappresentazione verbale. Ed è proprio su questo che nasce e si sviluppa la biblioterapia, già sperimentata nei primissimi del ‘900, e definita compiutamente, nel 1961, nel Webster International come “l’utilizzo di un insieme di letture scelte quali strumenti terapeutici in medicina e psichiatria. E un mezzo per risolvere problemi personali grazie a una lettura guidata.” Pertanto, il libro è lo strumento dotato di forza immensa e capace di attuare un processo di liberazione e apertura oltreché modo eletto per uscire da forme di isolamento, per reinventarsi, riscoprirsi e rinascere. Il biblioterapeuta, nel suo percorso, dovrà semplicemente spingere il lettore a divenire “lettore di se stesso” in quanto le parole non hanno mai un fine in sé ma in noi. I libri, quelli buoni, sono quelli che incidono –a mo’ di bisturi- sulla sensibilità del lettore – in modo tale che egli riuscirà a vedere, con occhi completamente nuovi, gli oggetti più conosciuti come se li vedesse per la prima volta…
Régine Detambel, kinesiologa e scrittrice francese, in questo piccolo saggio ha riunito il materiale elaborato, nel corso degli anni, da vari studiosi in relazione al concetto e allo sviluppo della biblioterapia. Non è un caso che la stessa, sin da bambina, raccogliesse, ritagliasse e incollasse, con certosina pazienza le citazioni più diverse con una passione quasi da collezionista, lei stessa chiama i pezzi di tali raccolte “francobolli”. Interessante l’approccio adottato volto a creare una biblioterapia che sia creativa e che sia in grado di scuotere, come insegna Kafka con la metafora dell’ascia, abbandonando la c.d. biblio-coaching, di stampo anglosassone, tutta incentrata su letture “facili” e didascaliche. No, i libri devono essere complessi, lasciare spazio a interpretazioni,, a introspezioni, a tuffi e profonde nuotate nel nostro animo perché solo così potremmo trovarci o ritrovarci. No, quindi, a una biblioterapia medicalizzata in quanto tale arte non è né può ridursi a una semplice prescrizione: inutile, pertanto, attendersi da un biblioterapeuta un elenco di titoli tematici. In linea di massima, un libro interessante per l’approccio nuovo e lontano da libri simili nei quali, spesso, l’autore si pone sulla cattedra a dettare soluzioni magiche. Certo è, comunque, che la presenza costante – e quasi martellante – di citazioni e richiami renda la lettura un po’ macchinosa.

Altri libri:
Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi, Corrado Augias

venerdì 15 luglio 2016

AMICIZIA - Ralph Waldo Emerson

"Per campagne e per naufragi"

Titolo: Amicizia
Autore: Ralph Waldo Emerson
Editore: Piano B Edizioni
Anno: 2010
Pagine: 120
Traduzione: Antonio Tozzi e Stefano Paolucci
Genere: Saggio filosofia

Natura, amicizia, bellezza, poesia: il tutto, ma non solo, concentrato in un piccolo volume da leggersi con quella benefica lentezza necessaria per guardare un bellissimo tramonto. Senza fretta, soffermandosi ogni tanto.

Viaggio per riflettere. Viaggio per arricchirci. Partiamo dall’amicizia, quel nobile sentimento che s’accompagna agli slanci dell’ingegno e alle estasi della religione. Perché vi è qualcosa di sacro in quel sentimento. Essa è fatta per i giorni sereni, per le passeggiate in idilliache campagne, ma anche - forse soprattutto - per le strade impervie e i naufragi. Non esistono regole predeterminate per avere un amico: basta, semplicemente, esserlo. Amico, Giano bifronte, figlio di “tutte le mie ore passate, il profeta di quelle a venire, e l’araldo di un amico più grande” . Soffermiamoci sulla prudenza, che è l’atto più esteriore della vita interiore. Prudenza non come fuga, ma intesa come coraggio. Prudenza che assurge al rango di virtù insieme con l’amore, l’umiltà, la verità e la franchezza. Nel nostro tragitto incontriamo l’amore, che, simile a un divino furore o a un incantesimo,  si impossessa dell’uomo, attuando una rivoluzione mentale e fisica. Se si ama qualcuno che c’entra la persona amata? Nulla, visto che ciò che amiamo è al di sopra della nostra volontà. Nell’altro amiamo quell’irradiazione, quel qualcosa che l’amato non conosce né potrà mai conoscere. Parliamo anche di Politica. Non dimentichi mai l’uomo che le istituzioni non sono originarie, non sono superiori al cittadino, poiché esse non sono altro che l’atto di un uomo. La ragion d’essere dello stato è da rinvenire nell’educazione dell’uomo saggio: il saggio è lo Stato. Infine, concludiamo questo viaggio soffermandoci su questo meraviglioso dipinto che è la Natura nei cui paesaggi possiamo provare massimi livelli di stupore per l’incontro tra cielo e terra. La Natura è poesia e bellezza in ogni istante , essa non si fa mai “sorprendere in vestaglia. La bellezza irrompe sempre”…


Amicizia è un piccolo ma intenso libro che raccoglie cinque saggi – "Amicizia", "Prudenza", "Amore", "Politica" e "Natura" - provenienti dalla prima e dalla seconda serie degli Essayes dati alle stampe, rispettivamente, nel 1841 e nel 1844 da un autore statunitense forse poco conosciuto in Europa, nonostante il suo movimento filosofico – il trascendentalismo – abbia influenzato molti campi, da quello della letteratura a quello del diritto. In Amicizia è palese l’impronta di tale corrente filosofica, che partendo dal concetto trascendentale Kantiano, tenta di ribaltare le impostazioni di fondo del razionalismo onde porre l’accento sull’individuo, in particolare nei suoi rapporti con la natura e con la società. Autore molto stimato dal critico letterario  Harold Bloom che lo definisce “Mr America” e collocato dallo stesso tra le figure centrali della cultura americana, Emerson ci propone temi attualissimi, non ultimo quello della natura quale bene da preservare, ci porta a fare delle riflessioni circa il ruolo dei moderni governi che, in nome di principi di natura prettamente economica, spesso trascurano come il concetto di ricchezza di uno stato coincida (o dovrebbe coincidere) con quello di benessere dei cittadini. Bene che troppo spesso viene posto in secondo piano. Temi profondi trattati con passione alla quale si accompagna una buona dose di liricità che rende la lettura appassionante e ricca di fascino. 


venerdì 12 febbraio 2016

AIUTO! SONO DIVENTATA MAMMA! - Loredana Ronco

Il prima e il dopo

Titolo: Aiuto! Sono diventata mamma

Autore: Loredana Ronco

Editore: Atlantide Delosbook

Genere: Saggio umoristico

Anno: 2013

Pagine:118



Prima della gravidanza ho sempre sentito parlare della magia dell’esser madre: troppe descrizioni ovattate di quell’esperienza. Mai nessuno che avesse osato descrivere quel lato più realistico, fatto di fatica, di notti insonni, di timori di ogni genere che, sia chiaro, nulla tolgono alla bellezza della maternità. Ma perché questa omertà? Ben vengano i libri come questo: sinceri e realistici perché è di questo che si ha bisogno, non certo di mondi edulcorati da fiaba. Perché, in fondo, la fiaba rimane ed è quella di guardare, giorno per giorno, gli occhi di nostro figlio.


Esiste un prima ed esiste un dopo. Il prima è fatto di elementi conosciuti che, tra alti e bassi, danno sicurezze e, indubbiamente, rassicurano. Il dopo è un salto nel vuoto, un cammino lastricato di dubbi, di timori, di insicurezze. La linea di demarcazione tra quel prima e quel dopo è dato da un test di gravidanza. Inequivocabilmente positivo. E da quel momento esatto niente tornerà come prima, perché tutto è destinato a mutare inesorabilmente. Cambierà la percezione del proprio corpo, il rapporto con il partner, spesso annoverabile nella categoria “fancazzista”,  cambierà l’umore e la visione delle cose. Tutto, senza esclusione…

In questi ultimi anni sulla scia del grande successo del blog di Claudia De Lillo, Nonsolomamma, si sono moltiplicati i manuali redatti da mamme e miranti a spiegare, spesso in toni ironici, il significato dell’esser mamma.  Aiuto! Sono diventata mamma! si inserisce a pieno titolo in quel filone del quale possiede l’effervescenza e l’ironia e, soprattutto, la capacità di spiegare, senza remore, un fenomeno liberandosi da quel fardello che impone di parlare della maternità in termini a dir poco ovattati quasi che fosse un peccato affermare quanto possa essere difficile il percorso che inizia nel momento in cui ci si scopre in dolce attesa. Parlare, con assoluta sincerità, ma anche con molta tenerezza, dei dubbi e delle difficoltà della maternità, dei sacrifici, delle torturanti paure (Ce la farò? Riuscirò a essere una buona madre?) non sminuisce, comunque, l’amore – incommensurabile - che si nutre per il nuovo arrivato. Tant’è che, spesso, quando il pargoletto raggiunge una certa età, quattro anni per esempio (!), verrebbe la voglia di ricominciare. Perché quel lungo salto nel buio – fatto di paure e dubbi, di fatica, di notti insonni, di stanchezza cronica, di pianti ininterrotti, di borse sotto gli occhi– è comunque fatto con un paracadute affidabile. Un paracadute d’amore. Di immenso amore.

Altri libri:
Nonsolodue, Claudia De Lillo