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mercoledì 21 febbraio 2018

LE PAROLE DEL GIGLIO - Oscar Wilde

Inno all'oralità 

Titolo: Le parole del giglio
Autore: Oscar Wilde
Editore: Verbavolant
Anno: 2010
Genere: Racconti
Pagine: 179
Traduzione: Maria Teresa Monteforte




Un giovane, appassionato di matematica, inventa un modello di poltrona pieghevole in grado di offrire comodità occupando pochissimo spazio. Un giorno, si trova a dover presentare, grazie all’intermediazione di un suo caro amico, la sua prodigiosa invenzione a un gruppo di milionari che inizialmente rimangono sbalorditi dall’invenzione. Ma sarà proprio l’amore per i calcoli del giovane studioso a determinare l’insuccesso della sua creazione… Un uomo nel cui corpo arde l’anima di Narciso, del dottor Faust e di Don Giovanni dopo aver letto, sognato e vissuto tutto, inizia a provare gioia solo nel giocare con le parole, riuscendo, così, ad incantare e a divertire i suoi spettatori, fino a che, ahimè, non è costretto ad iscriversi tra i Quaranta Immortali… Un talentuoso scultore si innamora perdutamente di una donna vecchia e brutta che lo tradisce con un musicista cieco. Sarà la scoperta del tradimento a far aprire gli occhi al nostro scultore... Brutta cosa nascere da una madre irlandese e da un padre inglese, soprattutto quando non si riesce a stabilire un corretto equilibrio tra le due parti e si finisce rinchiusi in una fredda stanza di un manicomio… Joe è un povero diavolo che vive di espedienti. Un giorno, essendo rimasto con le tasche vuote invita il suo caro e incredulo amico Tom nel ristorante più lussuoso di Londra per consumare una cena a base di ostriche. I soldi non costituiranno alcun problema se mangeranno tante ostriche fino a che non troveranno una perla con la quale pagare il conto. Ma le cose non vanno esattamente come Joe sperava…

Le parole del giglio è una raccolta di racconti, finora inediti, che risalgono agli anni tra il 1891 e il 1899, periodo nel quale Wilde soggiornò in Francia e che si sono conservati grazie alla trasmissione degli stessi da parte di Gide, Lorrain e altri amici dello scrittore. L’edizione Verbavolant - curata da Gianni Di Noto Ascenzo - ci offre anche, accanto alla versione in lingua italiana, anche quella originale in francese per assaporare meglio le parole con le quali Wilde incantava i suoi uditori senza farci fuorviare dai limiti, innegabili e immancabili, di ogni traduzione - per quanto curata. È così possibile apprezzare anche le imprecisioni e i refusi originali di Wilde, che pur amando la lingua d’Oltralpe e parlandola correntemente non era certo un madrelingua. Sono racconti simili a fiabe, con una morale sottesa, e chi ha già apprezzato le storie de Il principe felice e di Una casa di melograni qui potrà trovare le medesime atmosfere e lo stesso spirito distante, se vogliamo, dal freddo cinismo della sua opera più famosa, Il ritratto di Dorian Gray. Emerge chiaramente la voglia di raccontare e di conquistare dell’autore, la sua innata predisposizione alla conversazione e al racconto che ha sempre contraddistinto questo dandy eccentrico, amato, invidiato e al tempo stesso biasimato. Non è un caso che per Wilde la parola – orale, non scritta - fosse l’essenza stessa dell’esistenza, egli stesso affermò come per lui fosse impossibile non pensare in racconto, come per lo scultore è impossibile non pensare in marmo. Ed è una fortuna come le sue parole, che potevano perdersi nel corso degli anni, siano state conservate da chi, attentamente, lo ascoltava. 






mercoledì 26 luglio 2017

LE ALI DI CHRISTINA - Stefano Mosca

Leggermente volare

Titolo: Le ali di Christina
Autore: Stefano Mosca
Editore: Psicoline
Anno: 2014
Pagine: 66
Genere: Ragazzi


Il fedele servo si precipita dal re per comunicargli l’invasione del regno. Il sovrano comprende che è arrivato il momento tanto temuto e, immediatamente, ordina che la piccola Christina, sua figlia, sia rinchiusa nella torre. La figliola dorme beatamente nella sua stanza, ignara di tutto. La sua nutrice la tira giù dal letto: “Vieni, è arrivato il momento” le dice. Christina è stupita, pensa a un nuovo gioco o a un regalo da scartare: d’altronde è il giorno del suo undicesimo compleanno. Insieme salgono le sale del castello, attraversano tutte le stanze e la bimba quando comprende dove la nutrice la sta conducendo inizia a piangere. A nulla valgono le parole di consolazione dell’affezionata nutrice, parole pronunciate più per convincere se stessa che non la bambina. Christina si dimena e urla. Da anni era stata preparata a quel giorno, ma non pensava sarebbe arrivato così presto. La torre è fredda, con le mura grigie, senza intonaco, senza colore in essa vi è solo una finestra con una griglia ricoperta di ruggine impossibile da aprire...

Stefano Mosca, autore casertano, ci trasporta in un mondo surreale dai toni fiabeschi nel quale si assiste al percorso di crescita, soprattutto interiore, della piccola protagonista. Un percorso che parte da un abbandono, da parte del padre, e da una torre che ispira solo pensieri nefasti. Quasi a voler dire che la luce comunque la si trova in noi stessi. La luce e la libertà sono questi i temi di fondo della fiaba: già perché la vita è una lotta, continua e incessante contro un mondo che ci vuole marionette tutte uguali recitanti parti scritte da altri e solo la libertà ci salverà. Libertà in senso ampio, libertà come capacità o forza di eliminare quei fardelli imposti dalla società, da un mondo cattivo e malato che tende ad appiattire l’individualità in nome di una benefica e spesso comoda omologazione. E ci si adagia e ci si dimentica di se stessi, di  ciò che si ha dentro. E solo quando si acquisisce la consapevolezza di ciò che si è veramente, solo quando si riesce a liberarsi di limiti, condizionamenti, giudizi è possibile avere delle ali e volare leggeri. La fiaba di Christina è illustrata dai disegni a carboncino realizzati dallo stesso Mosca che, peraltro, è anche autore della copertina.